6 September 2017 by Rachel Paling

(Vorrei ringraziare Daniela Bonvicini, una delle mie eccellenti Neurolanguage Coaches in Italia, per la traduzione – grazie di cuore Daniela.)

Osservo costantemente il mio cervello mentre sto parlando le diverse lingue che conosco e lo scorso week-end si è verificata una situazione veramente strana per me.

Ero di ritorno in Spagna, nel luogo dove ho abitato fra il 1983 e il 1995, per cui saltavo continuamente fra Spagnolo e Catalano. Avevo un amico in visita dall’Italia e anche i miei genitori (inglesi); pure la mia collega di lavoro dalla Germania era lì (madrelingua inglese ma il suo compagno è tedesco). Perciò il mio cervello aveva l’opportunità perfetta di essere costantemente sollecitato e di viaggiare dall’inglese all’italiano, poi allo spagnolo, al tedesco e al catalano.

Davvero affascinante! Di solito è istantaneo per me passare da una lingua a un’altra e direi che per il 70% del tempo il mio cervello stava funzionando bene. Era però il restante 30% del tempo a interessarmi, ovvero i momenti in cui parlavo in spagnolo all’amico italiano o in italiano a quello spagnolo. E quando me ne rendevo conto, smettevo di parlare. Dicevo ad alta voce ridendo: “Scusate un secondo, devo solo cambiare il chip da quello per l’italiano a quello per lo spagnolo!”. Una volta che avevo portato la mia attenzione sulla lingua necessaria in quel momento, era quasi come se avessi fatto un rapido reset: ero di nuovo capace di proseguire in quella lingua. Di tanto in tanto notavo anche che quando iniziavo a essere stanca (oppure – posso ammetterlo – quando avevo bevuto troppi drink), il mio cervello mescolava di più le lingue; era più evidente sempre con l’italiano e lo spagnolo, perché le due lingue sono davvero molto simili.

E’ curioso: durante il fine settimana stavo pensando a quanto sia importante mantenere una lingua in esercizio, una volta che abbiamo raggiunto un certo livello di “padronanza” della lingua. Quando lasciai la Spagna nel 1995 ero infatti assolutamente bilingue. Mi ero trasferita all’età di 17 anni e mi ero immersa completamente nello spagnolo per 12 anni; anche se insegnavo inglese, ero integrata nella mia “famiglia spagnola” e parlavo raramente inglese al di fuori del lavoro. Ho perfino studiato all’università per 3 anni ed era tutto scritto in spagnolo. Ricordo chiaramente che quando partii, un’amica mi disse “Perderai il tuo spagnolo adesso” e ciò mi fece pensare davvero, allora, che sarebbe successo.

Ora, a distanza di anni, posso ancora immergermi nello spagnolo e sentirmi come se fosse la mia lingua. Non mi ci vuole molto tempo per riabituarmi. Quello che noto piuttosto, per alcune parole che non ho pronunciato da lungo tempo, è che il mio cervello le conosce sì, le ritrova rapidamente, ma il mio meccanismo di “pronuncia” (bocca, denti, lingua) fatica a far uscire quelle parole. Forse perché è trascorso così tanto tempo da quando le avevo pronunciate effettivamente! Così, la prima volta che le pronuncio di nuovo, se ne escono abbastanza goffamente. Poi, la seconda volta, il processo inizia ad essere più naturale e mi bastano un paio di volte per mettere a posto bocca, lingua ecc.: ricordo di nuovo come pronunciare.

Perciò quello che ho osservato è che ho mantenuto una buona padronanza della lingua in questi venti anni che non ho vissuto in Spagna, e che in questi venti anni ho avuto un contatto costante con la lingua, parlando con amici, ritornando in Spagna qualche volta, e lavorando con spagnoli che imparavano l’inglese. Ciononostante riconosco ora l’importanza di mantenere le “reti neuronali della lingua” ben oliate tutto il tempo. Un’esposizione frequente alla lingua è la cosa migliore per mantenere quei collegamenti vivi e funzionanti.

Lo sto sperimentando anche con il mio Italiano. Tra il 2004 e il 2014 visitavo spesso l’Italia, mentre ora sto notando che non sono tanto esposta alla lingua come lo ero allora. Pertanto so che devo fare qualche sforzo consapevole in più, per continuare a parlare e per mantenere le mie reti neuronali per l’Italiano ronzanti e vibranti.

Tutto considerato, mi piace moltissimo saltare fuori e dentro da diverse lingue. Adoro esercitare le reti neuronali del mio cervello, con il cambiamento costante da una lingua a un’altra. E’ quasi come un “allenamento” per il cervello. Mi sta perfino venendo voglia di impararne altre: avendo giocato con un po’ di Arabo, Russo e Cinese in questi ultimi anni, ora sono entusiasta all’idea di buttarmi su una o due di queste lingue e di acquisirne una vera padronanza. Sapete, gli studiosi di Neuroscienze dicono effettivamente che l’apprendimento di una lingua straniera è una delle attività più indicate per mantenere il nostro cervello “agile, flessibile e in esercizio”; imparare una lingua è particolarmente raccomandato per persone più mature.

Bene, allora: se a un certo punto della tua vita hai imparato una nuova lingua, eccoti alcuni suggerimenti per recuperare i dati “salvati” nel tuo cervello e per rientrare in quella lingua. Il tuo cervello potrebbe davvero sorprenderti; potresti scoprire che riattivare quelle reti neuronali dormienti avviene in modo più veloce di quanto tu abbia mai pensato.

1)     Immergiti nella lingua il più possibile. Circondati di vocaboli che ne inneschino il ricordo.

2)     Leggi in quella lingua, magari cambia le tue impostazioni di internet, dalla tua lingua madre a quella che vuoi riprendere, solo per darti lo stimolo a rileggere di nuovo in quella lingua.

3)     Imposta l’audio della TV o dei film in quella lingua: anche se la ascolti passivamente, il tuo subconscio è sempre all’erta e sta riattivando quei collegamenti neuronali. Ricordati che il tuo subconscio è sempre in ascolto, anche quando non stai ascoltando intenzionalmente!

4)     Chiama dei vecchi amici o conoscenze con cui chiacchieravi in quella lingua e con cui potresti parlare di nuovo per recuperare. Anche se all’inizio parli lentamente, sii paziente con te stesso e datti il tempo e lo spazio per recuperare la lingua e metterla in funzione sempre di più. E’ davvero molto importante trasformare l’ascolto passivo e la lettura in lingua parlata ed espressa a voce.

5)     Vai a visitarne il Paese. Programma brevi viaggi per socializzare con gente del posto. Quando sei là, mettiti in gioco con la lingua e assegnati delle piccole missioni da compiere, come chiedere informazioni turistiche o impegnarti in brevi conversazioni sul più e meno con qualcuno.

6)     Sii curioso su quanto rapidamente il tuo cervello possa recuperare la vecchia lingua. Non sottovalutare mai la velocità del tuo cervello. Ricorda che nel cervello c’è una parte chiamata “ganglio basale” che in alcune persone ha realmente effetto nel riconoscere routine e ripetizioni dopo solo tre volte, creando il potenziale per un’abitudine di lunga durata. Perciò abbi fiducia nella capacità del tuo cervello di creare abitudini e programmi automatici, perché di fatto è il “computer” più straordinario che ci sia.

7)     E naturalmente, prendi contatto con un Neurolanguage Coach, che può riconnetterti rapidamente con la lingua, perché crediamo nel provocare quei collegamenti neuronali ogniqualvolta sia possibile, portandoti a pensare e imparare da solo e aiutandoti a normalizzare quella lingua nel tuo cervello, in modo veloce ed efficace.

Sono convinta che un Neurolanguage Coach motivi e agevoli l’apprendimento, trasmettendo delle conoscenze ove necessario oppure assistendoti nel correggere e consolidare le conoscenze linguistiche che già possiedi. Dato che il cervello apprende attraverso l’associazione e la ripetizione, siamo consapevoli costantemente di come provocarle – dico sempre che siamo “i provocatori per eccellenza”.

Il nostro cervello è il mistero più intrigante della nostra vita!

Con qualcosa come 86 miliardi di neuroni e molteplici connessioni neuronali – da una ricerca pubblicata a giugno 2017 del “Blue Brain Project” in Svizzera – abbiamo ormai scoperto che il cervello è pieno di strutture geometriche multidimensionali che lavorano in ben 11 dimensioni! La ricerca ha riscontrato che i gruppi di neuroni si collegano in “combriccole” e a seconda del numero di neuroni che ne fanno parte, la dimensione della “combriccola” determinerebbe l’oggetto geometrico, che potrebbe di fatto essere un “oggetto geometrico a più dimensioni”. Per cui, se avete imparato una lingua, immaginate gli intrighi e la profondità geometrica multi-dimensionale di questo groviglio di neuroni, potenzialmente fino a 11 dimensioni!

Cervelli fantastici! Dobbiamo ricordarci di questo in ogni momento, che ciascuno di noi ha un cervello unico e meraviglioso!